I passi avanti della cardiochirurgia negli ultimi anni

Il mondo della cardiochirurgia è in continuo fermento e oltre ad offrire nuove opportunità per salvare la vita ai pazienti si offrono anche nuove tecniche mini invasive che permettono un approccio chirurgico meno doloroso e dal decorso post operatorio più leggero.

Se qualche decennio fa l’unica possibilità in caso di intervento chirurgico era un’incisione toracica che dalla fossa giugulare arrivava fino all’addome, con apertura anche dello sterno, oggi questo tipo di intervento è riservato solo a pochi casi come ad esempio la necessità di un trapianto.

cardiochirurgiaIl merito di questo sviluppo è da dividersi tra persone, tra cui per es. Ettore Sansavini e il suo GVM Care & Research, che con la loro determinazione e intuizione hanno portato questi risultati.

Le nuove tecniche operatorie, infatti, prevedono o piccole incisioni cutanee utili ad esempio quando c’è da lavorare sulle valvole cardiache o addirittura l’uso della robotica, per arrivare infine agli interventi di chirurgia senza bisogno di sutura ma agendo in via endovascolare.

Proviamo a delineare in breve le applicazioni concrete di tali innovazioni.

Il primo intervento di cui parlare è stato effettuato a dicembre del 2013 presso il dipartimento di aritmiologia dell’ospedale Maria Cecilia a Cotignola (Ravenna), uno dei migliori centri esistenti a livello europeo per il trattamento delle patologie cardiache.
L’intervento è stato eseguito dal dott. Carlo Pappone e dal dott. Gabriele Vicedomini su una paziente di 67 anni che soffriva di aritmia cardiaca. Si tratta dell’ applicazione di un pacemaker wireless senza sottoporre il paziente ad un vero e proprio intervento chirurgico.

In particolare la tecnica tradizionale prevede che il pacemaker che ha il compito di regolare il battito cardiaco, sia applicato sotto la cute, la nuova tecnica prevede invece che le dimensioni siano molto ridotte, ovvero il pacemaker di nuova generazione ha una lunghezza di 4 cm e il peso di 2 grammi, per intenderci, la grandezza di due antibiotici, ma la novità non è solo nella dimensione ma anche nella tecnica di applicazione perchè viene iniettato nel flusso sanguigno con l’ausilio di particolari sonde e poi viene fissato nella camera cardiaca.

Per eseguire l’intervento sono bastati 30 minuti (con la tecnica tradizionale occorre circa un’ora) ed è stato effettuato con anestesia locale. Mentre l’intervento classico sottocutaneo con catateri richiede che il paziente resti in degenza per qualche giorno, con questa nuova tecnica è possibile dimetterlo già il giorno dopo e ciò comporta anche un risparmio economico per il Servizio Sanitario Nazionale. La modalità non chirurgica ha anche il vantaggio di abbattere il rischio di infezioni o disturbi post operatori e infine la durata delle batterie è maggiore.

Tra le nuove tecniche può essere annoverata anche quella endovascolare utilizzata per la sostituzione della valvola senza aprire il torace del paziente ma accedendo dalla arterie e in particolare dall’arteria radiale nel braccio. In questo caso la novità arriva dal gruppo Hesperia Hospital in Emilia Romagna che oltre ad occuparsi di tale tecnica porta avanti anche la ricerca sui tessuti ed in particolare la ricerca si sta concentrando sulla possibilità di prelevare cellule porcine dalle valvole biologiche rivestendole con cellule del paziente stesso e riducendo così il rischio di rigetto.

Per quanto riguarda invece la sostituzione, o la plastica, effettuata sulla valvola mitrale, è possibile agire anche con mini-toracotomia che prevede l’inserimento di mini telecamere che permettono senza grandi tagli di dare al chirurgo un’ottima visibilità.